In ricordo di un caro amico, il prof. Gino Parenti

In ricordo di un caro amico, il prof. Gino Parenti

In occasione del decimo anniversario della morte del prof. Gino Parenti, mio caro amico, l’associazione culturale “Palazzo Tenta” di Bagnoli Irpino (Av) mi ha chiesto di scriverne un ricordo.

Caro Gino,

sono passati ormai dieci anni ed ancora io “nel pensier mi fingo” che tu sia ancora vivo, non lacerato dalla malattia, non toccato dalla morte, non strappato alla nostra amicizia e all’amore dei tuoi cari.

Mi vengono alla mente, affollati, tanti ricordi. I primi, ancora vividissimi, sono della nostra squadra di calcio del Bagnoli (anni 1958-1962), un collettivo messo insieme – tra spontaneità e tanta passione- con l’aiuto fondamentale del vice-parroco don Pier Luigi, una squadra laica e nello stesso tempo da oratorio, ben inquadrata nei ruoli, con un telaio di geometrica precisione e con estri di bella creatività (relativi, si intende, a una squadra di ragazzi dilettanti e senza allenatore). Tu, un po’ più grande di quasi tutti noi, ne eri la guida e il maestro: instancabile e sempre presente ci rimproveravi e ci spingevi, ci correggevi per le ingenuità e le manchevolezze, ci lodavi per la costanza e l’impegno. Eri il nostro capitano e regista.

Poi siamo cresciuti: il lavoro per tanti, l’università per pochissimi, le professioni, le famiglie. Le nostre strade si sono separate, quasi tutti siamo andati per le vie del mondo, in Italia e all’estero. Ma non ci siamo persi di vista. D’estate, per tanti anni, ci siamo ritrovati a Bagnoli nei giorni di vacanza.

E riprendevamo il filo di un ragionamento mai interrotto, completavamo un racconto lasciato a metà, una confidenza non ultimata, insomma si continuava a chiacchierare, quasi sempre su e giù per la piazza, qualche volta nelle passeggiate tra i boschi di Laceno. Erano dialoghi rilassanti, non formali, privi di obiettivi predefiniti, che non prevedevano equivoci o fraintendimenti, come solo è possibile tra persone temprate da antica amicizia. Frammenti di politica, di scuola, di letteratura, di storia, di filosofia, di varia umanità. Tante speranze, molti ricordi, qualche rimpianto, varie preoccupazioni. Sorridevamo del mondo con le sue asperità, le sue miserie, i suoi incantesimi.

Ti rivedo mite e tenace, lucido e paziente, mentre mi spiegavi la tua speranza nella forza disarmata delle convinzioni, più forte delle tante resistenze conservatrici nella vita quotidiana della scuola, l’importanza del legame tra il sentire personale e il lavoro di un collettivo, tra il fascino astratto di una teoria e la fatica di una trascrizione concreta nella vita e nelle esperienze di ogni giorno.

E, infine, ti ho ritrovato negli anni della pensione, accanto a noi nella creazione dell’associazione “Palazzo Tenta”. Hai creduto anche tu nella possibilità di costruire a Bagnoli un’abitudine al confronto dialettico e approfondito tra persone di orientamenti ideologici diversi e convinzioni politiche magari contrastanti. E in questa ottica hai pensato di presentare alla comunità bagnolese la tua ricerca sul complesso monumentale di San Domenico nella sua evoluzione storica e artistica. Il tuo era uno studio rigoroso e documentatissimo che hai presentato nella conferenza del 20 settembre 2008 nell’aula consiliare. La tua è stata un’esposizione particolareggiata e pregevole, un excursus storico-architettonico sul complesso della chiesa e del convento e che ha proiettato l’intera platea degli ascoltatori indietro nel tempo, facendo rivivere in ognuno dei presenti la grande e raffinata preparazione culturale dei frati domenicani (v. le colonne ioniche del frontone, un unicum nell’Italia meridionale, e la cella ottagona del campanile) e lo slancio dei gruppi dirigenti comunali dell’epoca e della popolazione bagnolese tutta. Tanta e di qualità era la documentazione da te raccolta e archiviata che avevamo previsto ben quattro tue lezioni, scaglionate negli anni (sulla chiesa, sulle cappelle e sul presbiterio, sul chiostro e sullo studentato). La tua malattia e la tua morte hanno spezzato quelle nostre intenzioni.

Ci trastulliamo ora con la cronaca, in questo mondo rovesciato, perché è più difficile capire la storia e il caso che hanno un disegno mentale degli avvenimenti non facilmente prevedibili dalla mente umana.

Nascono nella nostra memoria una quantità inesauribile di echi, di ricordi, ma si constata sopra ogni cosa la realtà umanissima e dolce dell’amicizia, del lavoro, degli ideali, della morte, del conforto di Dio o del mistero dell’ineffabile vuoto dell’universo.

Ti abbiamo voluto bene, caro Gino, e ti vogliamo salutare con i versi delicati di un poeta latino: “ Inque leves abiit paulatim spiritus auras / paulatim cana prunam velante favilla”. Piano piano dilegua lo spirito nell’aria leggera / mentre una bianca cipria di cenere copre di un velo le braci piano piano” (Ovidio, Metamorfosi, libro VIII, 524-5).

Gennaro Cucciniello

Bagnoli Irpino, 11 luglio 2019