In questo libriccino, sono raccolti i pensieri, i ricordi, le immagini… che amici ed amiche, familiari e soprattutto ex studenti e studentesse hanno dedicato a Gennaro in occasione della cerimonia di commiato tenutasi a Spinea il 29 settembre. Integra il fascicoletto precedente, consegnato il 29 stesso, che presentava refusi vari e nel quale non era stato possibile inserire tutti i testi pervenuti.
A. M.
Saluti e ringraziamenti – 29 settembre 2025 –
Grazie, grazie davvero anche da parte della famiglia, ai tantissimi presenti; grazie anche ai non presenti, a tutti quelli che hanno voluto esprimere per tale occasione sentimenti di stima ed affetto a Gennaro e vicinanza a noi qui riuniti. Personalmente, saluto e ringrazio i familiari e l’amica avvocata Federica Coghetto con i quali è stata concordata la cerimonia; un abbraccio grande a Mimmo Nigro, il suo più caro amico di Bagnoli, come Gennaro amava sottolineare; un saluto affettuoso a tutti voi, soprattutto ex studenti e studentesse, con i quali Gennaro aveva mantenuto negli anni il filo dei ricordi, un legame, un dialogo. Un dialogo che si era trasformato nel tempo perché i ragazzi crescono e i professori, dismesso il loro abito, possono aprirsi ad una relazione più profonda e sincera che tocchi i temi della vita…
Difficile sintetizzare in poche parole la figura di Gennaro, la vastità dei percorsi da lui intrapresi con intelligenza e originalità eccezionali. Per me, che l’ho conosciuto a Venezia i primi anni Settanta, la biografia di Gennaro è prima di tutto la storia di un grande intellettuale poliedrico ed impegnato: engagé come dice perfettamente Elena, scegliendo un aggettivo che connota, da un punto di vista storico e culturale, il dibattito dell’epoca sul ruolo dell’intellettuale, sulla sua funzione nelle lotte sociali, nei processi (rivoluzionari) di democratizzazione per un avvenire più giusto e contro gli sfruttamenti…
Un intellettuale umanista, appassionato di giustizia, che ha fatto del superamento dell’antitesi tra morale e politica il tratto distintivo della sua azione e della sua riflessione. Conservo, nel mio disordinato archivio, la sua lettera di dimissioni da presidente della Commissione scuola e cultura del Comune di Venezia. A me, giovane militante del PCI e impregnata delle contraddizioni tra ragion politica ed etica, quella lettera ha rappresentato un richiamo fondamentale alla responsabilità personale, alla verità (come istanza morale) da cui mai deflettere, al rispetto dell’impegno preso con l’Altro. Il raggiungimento del fine politico, sia pure il più alto e condiviso possibile, non può conoscere compromissioni meschine, spartizioni di potere … era il 1981 (credo di ricordare correttamente) mica il 1992 di “mani pulite”… Spero di riuscire a recuperare questo scritto, come Gennaro desiderava avendolo smarrito, e di “restituirlo” così al suo blog. Un intellettuale umanista, libero, fino alla fine curioso e teso ad approfondire nuove suggestioni in un orizzonte che comprendeva, lui agnostico se non ateo, lo spirituale e poi il religioso.
Guardando i volti dei presenti in questa sala e riconoscendoci largamente l’un l’altro/a, è evidente che la biografia di Gennaro è forse, ancora di più perché senza disillusioni ed abbandoni, la storia di un grandissimo insegnante. In coerenza con la sua prospettiva etica e sociale, ha rivendicato per la scuola pubblica il compito primario nella formazione della persona e del cittadino/a alla libertà responsabile. Di qui, probabilmente, la sua scelta di insegnare Storia, vedendo nelle finalità di questa disciplina, nei suoi strumenti e metodologie, nonché nelle prospettive aperte dalla scuola annalistica, la possibilità concreta di costruire, attorno alla sua centralità, il progetto di una “scuola nuova”. Nello Sperimentale “Stefanini”, fondato da Palmeri e da un piccolo nucleo di docenti, il suo apporto è stato determinante nel dettagliare, con pazienza certosina, e nel caratterizzare, scientificamente, il più interessante curricolo di Storia (ricerca storica) che la scuola italiana abbia prodotto.
Ma, nella sua biografia c’è anche la storia dell’amore infinito per Luisa che l’ha assorbito, rigenerato in una simbiosi totale, nell’anno e mezzo di cura della moglie. Non è un “anche” aggiuntivo. Per sua naturale riservatezza, per quel distanziamento che ha sempre conservato tra lui e l’Altro, forse solo ora scopriamo appieno, leggendo le pagine che nel suo blog sono dedicate a Luisa, il valore della loro relazione amorosa. Dove il “lui” ha sempre compreso il “lei”. Attraverso questo amore, mi ha più volte detto e lo si comprende benissimo leggendo le sue parole, ha avuto accesso all’infinito, ad una spiritualità laica che si è misurata con la dimensione religiosa, con il mistero della vita. Con Luisa, riscrivendo la loro storia d’amore, scopre il senso della sua vita, della sua ricerca di verità, il senso della loro vita e della loro ricerca di verità. Ricompone il puzzle della sua -della loro- esistenza…
Il suo destino umano si compie quel primo ottobre di un anno fa. Ma la sua missione non è esaurita. Ha un testamento morale da lasciare in eredità soprattutto ai suoi ex studenti amatissimi. Con la sua nota precisione l’ha in qualche modo indicato nell’impegno che ci ha lasciato…
Carissime e carissimi tutti, in una lettera scritta poco tempo fa, Gennaro mi chiedeva con commovente gentilezza e premura di rivolgermi ai colleghi e ai suoi studenti affinché, chi lo volesse, gli dedicasse un pensiero sincero. Con la sua nota precisione, indicava anche le caratteristiche che lo scritto avrebbe potuto avere. Voglio riportare il passaggio relativo: “Lettera che… potrà essere davvero confidenziale e piena di verità, lontana da ipocrisie, e con i suggerimenti e i rimproveri che [gli studenti] avrebbero dato al loro insegnante. Forse potrà confortarmi nell’aldilà”.
Gennaro ci ha consegnato questo compito che dettaglia come fosse un’esercitazione scolastica. L’insegnante della vita sollecita tutti noi, ma soprattutto i suoi studenti per sempre, a fare uno sforzo di verità. Con dolcezza ed umiltà, ma anche con la caparbia sua serietà, non esige lo studio di una pagina di Storia. Per una volta si dismettono ruoli e convenzioni. Nel gioco delle parti ci invita a una relazione autentica, al di là delle convenzioni. A una prima lettura, sembra cosa non troppo complicata, magari anche modesta. Un suggerimento, qualche rimprovero… sembra rassicurarci, il nostro insegnante: la prova richiestaci non è così gravosa. E invece… è l’invito a un dialogo profondo, intimo, che la morte non ha interrotto, ma aperto ad altre possibilità. Questo pensiero conforta Gennaro e impegna noi ad interrogarci e a interrogarlo in una reciprocità sincera. Tante lettere giungeranno a Gennaro e diverse, ad ognuna di queste risponderà.
Lo ignoravo: lui amava conservare le missive dei suoi studenti, anche quelle ora più svelte in whats app. Un giorno, ragionando non ricordo più su cosa, si è ricordato di uno scambio di scritti tra lui e una studentessa diventata adulta. Ha voluto poi leggermi questa corrispondenza, incredibilmente densa di domande profonde, piena di verità… Passeggiando una mattina per Venezia, mi ha letto, con l’orgoglio del professore che ha visto crescere un alunno scapestrato, il bellissimo racconto della propria vita di un uomo oramai maturo che citava i meriti della scuola nel suo cambiamento. Il testo si chiudeva con l’orgoglio dell’ex studente scapestrato che si propone come guida al vecchio professore. Martedì scorso, l’ultima volta che ci siamo incontrati, era invece la volta della lettera di una sua ex studentessa che lo aveva molto interrogato sul come, in una relazione educativa, rapportarsi al gruppo classe, ma anche alle singole individualità per farle sentire, ognuna, al centro della relazione stessa…
Ecco ora i primi pensieri, dettati dalla circostanza, ma sinceri e pieni di verità a cui Gennaro avrebbe tenuto tantissimo, come aveva detto a Carla e a me. Sono riuniti questi pensieri in una piccola raccolta, una raccolta in progress. A chi mi darà la mail, inoltrerò l’aggiornamento in versione digitale. Ma penso che il desiderio di Gennaro di continuare la corrispondenza che intratteneva con noi non debba ritenersi esaudito con questo libriccino. Sarebbe bello dare forma a qualcosa che contenesse questi dialoghi che oggi si aprono a una dimensione diversa… Siamo tutti molto turbati. Credo che dobbiamo avere la pazienza di metabolizzare questo lutto collettivo… Lasciamo scorrere l’acqua di quel fiume che attraverseremo (un giorno) felici. Mi ha molto colpita l’episodio raccontato nella lettera a Luisa: la visita a un piccolo cimitero di montagna con quella scritta sul cancello: “Venne la sera, Gesù disse: Passiamo il fiume” e tutti serenamente passarono”.
Riprendiamo il discorso con idee e proposte tra un paio di mesi. Chissà, forse il suo blog potrebbe continuare a vivere attraverso i nostri piccoli e meno piccoli contributi, in quello spirito di umiltà e verità che ci ha voluto apprendere. Sono i cinquant’anni dall’avvio dello Sperimentale “Stefanini”. Maddalena Muffatto è l’autrice di un pregevolissimo lavoro che abbraccia gli anni Settanta e Ottanta quando la storia dello Sperimentale si intreccia con la storia della città e della scuola italiana. La presentazione del suo libro, dove centrale è l’apporto di Gennaro e dei suoi colleghi di storia (fra i quali Luisa Pignataro) nella costruzione di un modello di “scuola nuova”, potrebbe essere un appuntamento per scambiarci un saluto, riflettere sui temi proposti e condividere qualche idea su come e su quali prospettive dare continuità a questo dialogo.
Chiudo, restituendovi le immagini, le emozioni dei miei ultimi ricordi. Martedì 16 settembre ci siamo incontrati in un bar di Mestre e abbiamo chiacchierato, sorseggiando una spremuta d’arance e limone. Chiacchiere che ricordo vagamente mentre ho impressa la gentilezza, la dolcezza assieme partecipe e “assente”, del suo sguardo e delle sue parole. Riempivamo un vuoto: i pensieri di entrambi erano lontano, altrove. Ci siamo lasciati con un abbraccio amicale… il suo corpo non c’era già più, un solo pensiero attraversava la sua mente: ricongiungersi a Luisa. Venerdì 19, alle ore 19:01 (così dice il mio cellulare) mi telefona per dirmi dei tanti auguri che gli erano giunti per l’onomastico… faccio fatica a realizzare perché ho sempre ignorato queste feste. Venerdì 19 -san Gennaro- poi l’indomani sarebbe stato il compleanno… Mi racconta del bellissimo intervento del vescovo di Napoli che Mimmo, il suo più caro amico di Bagnoli, gli aveva inoltrato. Mi spiega la profondità del messaggio pastorale, il richiamo alla tragedia di Gaza. Con una voce ferma e serena, gioiosa perché tanti si erano ricordati di lui… gioiosa e in pace perché il tempo della troppo lunga attesa stava scadendo. Ci siamo scambiati gli auguri. Da parte mia con la durezza della timidezza e l’incapacità di addentrarmi nel mistero dell’animo umano. Mi dispiace. Spero che abbia capito.
Ciao, Gennaro, mio grande fratello maggiore.
Ciao, Gennaro, professore ed amico sincero di tutti/e noi

24 marzo 1984: manifestazione nazionale della CGIL a Roma contro il taglio alla scala mobile. Gennaro filma mentre io fotografo il gruppetto in cui c’è lui con accanto Renato Moratelli, collega dello Sperimentale, e due nostri studenti che avevano partecipato all’iniziativa e che ci avevano raggiunto prima che partisse il corteo. Lo striscione alle loro spalle è tenuto da compagni delle fabbriche di Marghera. La CGIL di Venezia per l’occasione aveva organizzato un treno speciale…
Anna Manao
Il ricordo di Rosalba
Caro Gennaro, hai avuto una vita piena, in cui lo studio, l’interesse per la conoscenza e l’amore per Luisa ne sono stati elementi costitutivi. Con la scomparsa di mia sorella la vita è diventata per te troppo dolorosa e hai preferito lasciarla. Possa ora la tua anima trovare serenità in una dimensione diversa, infinita e senza tempo.
Rosalba Pignataro
Il ricordo di Mimmo
Caro Gennaro, sei andato via, come tu hai scelto di farlo, «con dignità, serietà e serenità» ma lasciando in tutti noi un opprimente vuoto e malinconica tristezza. Ci siamo conosciuti nell’estate del 2007 condividendo un’idea, probabilmente un’utopia, dalla quale è poi nata l’associazione “Palazzo Tenta 39”. Un progetto culturale ambizioso che nel corso degli anni ci ha dato sì tante soddisfazioni e gratificazioni ma anche qualche cocente delusione. Un’associazione che tra tante difficoltà, e grazie alla forza teutonica di alcuni volenterosi amici, sta comunque proseguendo il suo faticoso percorso.
Da allora non ci siamo più persi di vista e abbiamo coltivato e consolidato in tutti questi anni una bella e profonda amicizia. Ricordo con piacere, e ora con nostalgia, le chiacchierate al telefono, le conversazioni nella piazza del nostro amato borgo, le passeggiate in montagna in una full immersion di ragionamenti e analisi tra le suggestive faggete del Laceno. Ogni volta mi stupivano la tua grazia oratoria, le tue inesauribili conoscenze e competenze, il tuo sforzo sincero di capire, tra mille dubbi e perplessità attraverso la lettura e l’approfondimento quotidiano, le inquietanti vicende legate alla nostra attualità. L’amore sconfinato per la storia, l’arte e la letteratura hanno rappresentato per te un approdo sicuro dove a volte rifugiarti per staccare la spina dalle crudeltà di questo mondo. In una delle nostre ultime passeggiate mi hai recitato a memoria, e con trasporto fanciullesco, L’Infinito di Leopardi. Provo ancora i brividi nel ripensare a quel momento.
Sapevi stare in compagnia in maniera conviviale, parlare anche con leggerezza di tutto e di più, di sport, di calcio, della tua amata Juventus. Fuor dalle apparenze non eri saccente, supponente. Tutt’altro. Eri una persona umile, sensibile e riflessiva a cui piaceva stare tra la gente, ascoltare le loro storie, i loro racconti, commuoversi, e non rassegnarsi, di fronte alle ingiustizie e angherie subite dai più deboli e fragili del nostro tempo.
Allo stesso modo eri però anche capace di confrontarti autorevolmente nei consessi istituzionali, argomentare con acume e con ardire le tue tesi, le tue opinioni. E lo facevi sempre con sobrietà e serietà, e soprattutto con grande rispetto verso i tuoi interlocutori. Amavi il confronto dialettico anche con persone che la pensavano diversamente da te, provavi fastidio e ripulsa solo verso le persone superficiali, inutilmente chiacchierone, false e incoerenti. Mi hai anche confidato che in gioventù eri forse – inevitabilmente, verrebbe da dire, considerato il contesto e l’età – impregnato di troppa ideologia, utopia, e questo ti avrebbe portato a commettere degli errori, a prendere in alcune circostanze decisioni (oggi) incomprensibili. Non ti sei mai perdonato, ad esempio, e hai chiesto mille volte scusa per questo a Luisa, di non aver voluto celebrare il “vostro” matrimonio nella chiesetta campestre di Belforte, il paese natio di Luisa, a cui lei teneva tantissimo.
Con la tua lettera d’addio ci hai raccontato tutto di te, del tuo grande amore per Luisa, una moderna dolce e intensa storia di impronta shakespeariana, e del tuo qualificante ed entusiasmante percorso di vita. Una lettera bellissima, che una tua amica, ex alunna, sui social ha correttamente definito «la tua ultima lezione di vita, di morte e di rinascita». Sei stato un mio amico e ne sono profondamente orgoglioso. Mi mancherai molto. Spero che un giorno, quando anch’io dovrò percorrere il fiume del trapasso, ci incontreremo di nuovo in quell’infinito spazio di pace e di luce che è l’Universo.
Mimmo Nigro
Il ricordo di Nicoletta
Caro prof, io sono stata una tua alunna dell’istituto Stefanini negli anni 1976/77, ormai è preistoria, nella sezione E, anni socialmente difficili e anni con sezioni tutte al femminile. Tu con la tua gioventù e “noi” con la nostra fine adolescenza, mi /ci hai insegnato davvero a vivere la letteratura legata alla storia insieme alla filosofia, ci hai fatto capire che bisognava andare oltre il testo singolo. Ci hai insegnato la voglia di porsi domande e di cercare risposte personali attraverso il confronto, il senso critico per confrontarci e dando il nostro contributo personale. I temi che proponevi erano sempre inaspettati per farci superare la banalità e l’omologazione rassicurante, un andare oltre che spesso ci stupiva. Ci hai incoraggiato a esprimere le nostre opinioni senza giudicare a priori, un crescere davvero aperti e disponibili al confronto.
Io di te ho un’ultima immagine legata ad un incontro casuale in un autobus affollato, io ormai sposata e insegnante a mia volta tu, come sempre, pacato e attento alle parole mi hai fatto una domanda che appariva banale, ma era carica di vita “Sei felice?” mi hai chiesto. Io ricordo che ho arrancato per trovare una risposta adeguata, nessuno me lo aveva chiesto da tanto tempo e penso di aver dato una risposta banale ma, smontata dal bus, mi sono fermata a riflettere e ho visto la profondità del tuo chiedere.
E ora com’ è difficile trovare le parole, soprattutto dopo aver letto la tua lettera d’addio al mondo e alle persone a te care, io ti dico solo grazie per quanto ci hai lasciato e quanto ci hai insegnato, è stata una fortuna averti come docente in quegli anni davvero lontani e felici.
Nicoletta Assenza
Il ricordo di Carla
Ultimamente, dopo molti anni, ci eravamo rivisti, rincontrati, ritrovati.
Abbiamo attraversato insieme una stagione della vita, lo Sperimentale, bellissima. Ma anche più indietro, quando al Magistrale Stefanini ci chiamavi a raccolta nelle riunioni, per una riflessione o una lotta comune, e ci pareva di costruire un futuro buono. Sindacato – scuola – lavoro – politica – progettazione – sperimentazione – mondo – società – umanità, eri sempre presente con la tua cultura aperta e profonda, la tua capacità prospettica, di analisi, il tuo impegno onesto.
Siamo tutti cresciuti vicino a te, punto imprescindibile dei nostri giorni operosi, belli, irrinunciabili. Volgevi sul mondo uno sguardo un po’ sornione, spesso ironico, ma mai indifferente. Alla fine ci ha accumunati il dover fronteggiare il dolore di vivere, tu senza Luisa, io senza Paolo. Soli.
Ora te ne sei andato ma rimani dentro di noi, là dove i pensieri si incontravano. Rimangono le tue parole, caro amico di sempre.
Carla Cicero
Il ricordo di Chiara
Sono una “vecchia” allieva di Gennaro e vorrei ricordarlo con il pensiero che scrivo qui di seguito Potrei ricordare quello che colpì la quindicenne che ero: gli occhi, la voce, la calligrafia medievale, ma è più importante ciò che ricorda la sessantenne che sono.
Ed oggi, che mi fermo a riflettere sui ricordi, comprendo come il suo insegnamento non mi abbia abbandonato mai, che certe frasi che ci disse allora ho ripetuto a mia volta non spesso, ma sempre.
Se sto sveglio fino alle 3 di notte per studiare per prepararvi le lezioni, potete stare svegli anche voi fino alle 3 di notte per prepararvi alla lezione. Un documento può essere letto da più punti di vista. Tutto è documento. Se non ti va bene qualcosa, non fermarti alla critica ma proponi una soluzione, altrimenti è solo polemica. Vai alla fonte. Sempre.
Ed in questi tempi in cui non mi riconosco, ti ringrazio Prof. Per il tuo insegnamento e per il tuo rigore che mi fanno sperare ancora in un domani.
Chiara Semenzato
Il ricordo di Annamaria
Credo che questi miei pensieri potrebbero essere condivisi con le mie compagne, alcune purtroppo non sono più. Ci hai dato due cose che continuo a ritenere davvero preziose e rare. La prima è la capacità di trasmettere curiosità e passione per lo studio e la conoscenza. Forse non lo ricorderai, ma davvero leggevamo e studiavano non perché eravamo costrette, ma perché ci piaceva. Perché ci piaceva poi confrontarci con te su quanto avevamo capito.
Altro grande dono che ci hai lasciato è stata l’educazione allo spirito critico. Ci spingevi a mettere in discussione le nostre certezze, a coltivare il dubbio, a confrontarci sempre e dovunque con gli altri. E tu, sapevi ascoltare. In quegli anni, che si caratterizzavano per linee politico-ideologiche molto precise e nette, l’esercizio dello spirito critico era difficile, poco consueto, anche doloroso.
Oggi, soprattutto alla luce della mia esperienza professionale, questi insegnamenti rivestono una grande modernità e restano dentro di me.
Grazie Gennaro.
Annamaria Pozzan
Il ricordo di Luciano
Speravo di poter discutere e cazzeggiare con te a lungo ma hai deciso diversamente.
Ciao, amico mio.
Luciano Pierini
Il ricordo di Lisanna
Caro Professore Cucciniello, questa lettera arriva troppo tardi e sembra una costante, quella mia, di essere perennemente in ritardo: come alle sue lezioni ricorda?
La comunicazione della sua morte mi è giunta improvvisa, un ladro nella notte, togliendomi il sonno e la parola. Quando hanno chiesto uno scritto di commemorazione, il riserbo me lo ha impedito inizialmente; credevo che qualunque cosa avessi scritto non sarebbe stata abbastanza eloquente quanto il silenzio della sua dipartita.
Poi ho partecipato al suo funerale e ho visto con quanto affetto i suoi alunni hanno voluto omaggiarla, ho sentito il rispetto dei suoi colleghi e provato sotto pelle la commozione della sua famiglia. Mi pento, professore, di non averla cercata prima, convinta di avere Tempo, quello stesso Tempo che trasforma gli anni in sabbia di una clessidra.
La saluto dunque con la gratitudine di chi ha compreso di aver avuto uno di quegli insegnati che raramente si incontrano ma che non si dimenticano mai.
Addio professore
Ti ho salutato a Settembre
ed era ormai tardi.
Trent’anni ci separavano
Come fosse ieri.
Ti ho salutato senza parole
Solo con il velo che offusca la vista
E guardo frammenti della tua vita
Giungere alla chetichella
uno dopo l’altro,
A coppie,
In gruppo.
Poi abbracci.
Poi baci.
Osservo il brusio crescere, tattile,
Pregnante, come l’incenso alle narici
E piango per tutte le lettere che non ho scritto,
Le parole che non ho detto,
le mani che non ho stretto.
Ti dico Addio a modo mio,
Come mi hai insegnato,
Portandomi un pezzo di Te in tasca
Mentre le foglie celano le mie orme solitarie.
Lisanna Santinato
Il ricordo di Laura
Gennaro Cucciniello è stato il nostro professore di Storia per tutti e cinque gli anni del liceo, dal 1979 al 1983. “Nostro”, della sezione A, la “sua” sezione, la classe che aveva allevato fin dalla prima, che era vivace e spesso gli creava problemi più delle altre due, ma che gli era anche molto sinceramente affezionata: penso a Marco Bonzio, il mio amico e compagno di banco brillante e indisciplinato, a cui Gennaro voleva bene, ricambiato da affetto quasi filiale È impossibile separare il ricordo di Gennaro insegnante dal tipo di scuola in cui insegnava: il liceo sperimentale dei primi anni pionieristici, senza ancora una sede definitiva, le classi divise fra la Gazzera e Catene, la città di Mestre che stava attraversando gli anni terminali di una fase di caotica contestazione, la scuola che era immersa profondamente nel suo tempo, ma che voleva anche esserne una via d’uscita. Diverse cose sono state scritte sul liceo sperimentale nella sua fase eroica, molte – direi la maggior parte – su iniziativa di Gennaro che ne è stato fra i massimi promotori insieme al fondatore Pasquale Palmeri; ed è a quella fase che la nostra esperienza di studenti è inestricabilmente intrecciata.
La prima cosa che mi si affaccia alla mente, è che Gennaro interpretava il suo ruolo di insegnante con rigore. Questo mi pare il tratto più caratteristico e costante. Rigore verso sé stesso, soprattutto, più che verso noi studenti, nei confronti dei quali mostrava un –rigoroso, appunto – rispetto delle singole individualità. Distacco, anche. Ma mai, a mia memoria, si è comportato verso noi studenti in modo paternalistico o condiscendente; poteva manifestare disappunto, talvolta scoramento quando, non di rado, non eravamo all’altezza delle aspettative; ma non cedeva mai a quella per me odiosa attitudine a considerare gli studenti come destituiti di responsabilità e deficitari di volontà. Eravamo sempre individui, persone, tutti diversi e tutti impegnati nella nostra formazione, che era il nostro compito.
Questa è stata forse la cosa che mi ha ricondotto verso un impegno di studio dopo anni adolescenziali piuttosto conflittuali. Quando, in prima, uscivo dall’aula il sabato mattina per raggiungere una delle ancora settimanali manifestazioni studentesche, e uscivo proprio all’inizio dell’ora di storia, da sola, non venivo fermata né dissuasa, venivo semplicemente messa assente. Era mia scelta, e mia responsabilità; mi sono sentita rispettata, e per me è stato importante. Come sono state importanti, nell’anno della maturità, le lunghe conversazioni alla fine delle ore pomeridiane di Ricerca storica; erano conversazioni che svolgevano gli argomenti esaminati in classe, su cui io ponevo inesauribili interrogativi ai quali Gennaro, con pazienza, provava a rispondere. Ma anche in questo caso, non ricordo risposte “professorali”: non venivano fornite soluzioni, ma, direi, venivano presentati ulteriori strumenti di indagine, che spingevano ad interrogarsi ancora, a fare ancora altre domande. Era, mi accorgo ora, un orizzonte intrinsecamente umanistico, che presupponeva una politicità dell’agire umano nel tempo – si trattava pur sempre di storia – inscindibile dalle sue manifestazioni culturali, religiose, tecniche. E che conduceva – di questo mi accorgevo già allora – ad evitare dilettantismi. Le cose andavano studiate nel loro contesto, impadronendosi degli attrezzi del mestiere, dei crismi della disciplina; le intuizioni andavano saggiate sull’evidenza dei dati; le conoscenze andavano ricondotte criticamente al sapere accumulato nel tempo.
Gennaro è stato, certamente, un buon maestro, e credo anche un uomo buono. Sono grata ad Anna per aver preso l’iniziativa di raccogliere le tracce che ha lasciato nella memoria di noi studenti.
Nel mio caso, la traccia è profonda.
Laura Cerasi
I ricordi di Silvia
Un pensiero scritto a mano con quella penna, una dedica del professore su un suo libro, la foto di una scampagnata di classe:
Silvia Izzo
Il ricordo di Lorenzo
Caro Professor Gennaro Cucciniello, la notizia della sua scomparsa mi è giunta all’uscita di una riunione con gli insegnanti di mio figlio, in prima elementare. Mi ha colto ovviamente di sorpresa, e soprattutto mi ha sorpreso la mia reazione, e il bisogno di piangere (non mi capitava da anni), malgrado il mio rapporto con lei, che data da ormai diversi decenni (sono classe ’71, ricordi?), fosse essenzialmente di natura intellettuale più che affettiva.
Negli anni mi è capitato di tanto in tanto di ripensare al ruolo che ha avuto nella mia formazione. In prima ho frequentato il suo corso di antropologia, con il racconto dell’evoluzione affrontato in modo critico e complesso, così lontano dalla favola destinata agli studenti. Mi sono innamorato del suo metodo, della profondità delle tue lezioni. Così la ringrazio se negli anni successivi mi permetteva di saltare lezioni prive di luce e di assistere alle sue, anche se non era la mia classe, anche se era “illegale”.
Ma lo Stefanini, almeno per voi della vecchia guardia, rompeva barriere e scatole – anche le scatole al Ministero, senz’altro.
Ero al suo fianco quando andammo a Roma al Ministero per l’Istruzione (ora insegno proprio di fronte), dal Ministro Galloni – i bei tempi dell’istruzione democristiana che non avremmo mai pensato di dover rimpiangere.
Mi sono spesso pentito di non aver fatto Storia all’università, il mio vero amore, ché tanto l’economia aziendale in cui mi sono laureato con una tesi filosofica sulla patogenesi dell’individualismo e il marchese De Sade mi è servita solo a una certa “revulsione del sostegno”, come avrebbe scritto Giuseppe Tucci.
Alla fine le persone che mi hanno trasmesso la febbre della conoscenza nel mio percorso sono poche. Ecco, in questa lettera forse già troppo lunga, mi è venuto di cambiare registro, per un estremo momento di intimità. Tu, caro Gennaro, sei una di quelle rare persone, e prego che mio figlio, nel cammino che ora inizia in un mondo così complicato, incontri almeno una figura che possa svolgere per lui la funzione che hai svolto per me – anzi, per noi. Per tanti di noi.
Buon viaggio,
Lorenzo Casadei
Il ricordo di Adriano
Illustre Professor Gennaro Cucciniello, eccomi qui, pronto a chiederle scusa per non aver riconosciuto il suo altissimo valore, fin dall’inizio del suo percorso didattico, professionale e formativo.
Porterò con me, per il resto del mio tempo, un grande rimpianto: il non aver capito quale fondamentale opportunità mi era stata concessa dalla vita.
Nell’anno scolastico della Maturità, fu informato dai miei genitori, che mio padre lottava contro un cancro maligno ai polmoni: rimase in contatto con noi fino alla morte, anni dopo… significativa e corrisposta sensibilità.
Tre persone spero di poter raggiungere nuovamente nell’aldilà… mio padre, mia madre e lei.
Molte cose sono rimaste non dette, ecco perché spero di avere una seconda occasione.
A presto nostro fondamentale caposcuola.
Adriano Venerando
Il ricordo di Beatrice
Caro prof, ti ho pensato di recente. Per qualche misterioso motivo ciò è avvenuto a ridosso della tua scomparsa, cosa che non avrei mai preso in considerazione…
Ti ho conosciuto allo Stefanini, dove frequentavo, recalcitrante, le magistrali. Non era l’indirizzo di studio che volevo seguire, ma era ciò che la mia famiglia aveva deciso per me.
Ero inquieta, un’adolescente che proveniva da un paese della Riviera del Brenta, proiettata in una realtà cittadina molto diversa dal contesto di origine, anche piuttosto modesto economicamente.
La scuola però rappresentava per me l’ingresso nel “mondo” e lo studio era un’occasione di riscatto.
Ti ho ritrovato allo Sperimentale, dove mi sono trasferita dalla terza: il tuo insegnamento mi ha permesso di conoscere, di amare la conoscenza, di amare la storia, così come nei due anni trascorsi alle magistrali mi avevi fatto amare la letteratura.
Abbiamo sempre discusso molto e tu ascoltavi molto, con curiosità e rispetto, tutti noi studenti e me personalmente – sempre irruenta e un po’ polemica.
Ci sentivamo protagonisti, riconosciuti come giovanissimi “adulti”, non come discenti subalterni nel processo educativo.
Allora non ero consapevole fino in fondo del valore del progetto riformatore che era alla base dello Sperimentale, seppure noi tutti sapevamo di essere coinvolti in qualcosa di grande, di importante e ne eravamo esaltati e inebriati.
Era un momento storico in cui tutto volgeva al cambiamento, sembrava davvero che il mondo potesse migliorare sull’onda ideale della partecipazione, del coinvolgimento di ognuno…
Ogni tua lezione, rigorosa, complessa… chiarissima, costituiva un ulteriore passo in avanti, un lanciarci ad esplorare, a comprendere, a faticare “sulle sudate carte” in vista del futuro, non solo scolastico.
Ho capito molte cose del nostro paese, ho sconfitto pregiudizi ricevuti dall’ambiente che mi circondava, ho imparato che le velleità, per diventare altro, dovevano tradursi in impegno costante, in approfondimento, seguendo i tuoi e altrui insegnamenti – eravate, siete, un gruppo eccezionale di docenti, di donne e uomini.
Ti sono grata per l’accoglienza e l’attenzione che mi hai dedicato, per la curiosità per ciò che ero, per lo sprone continuo a fare di più e meglio.
Ho letto con commozione solo dopo la tua morte ciò che hai dedicato a tua moglie: il dolore così lucido, così inguaribile che hai espresso, mi parlano del prof “privato” che ho conosciuto solo ora (mi ricordano, le tue parole dolenti e struggenti, la poesia di Montale dedicata alla moglie “Ho sceso, dandoti il braccio, un milione di scale…”, non trovi?).
Voglio ricordarti come il professore ironico ed esigente, ma anche leggero e sorridente.
Il prof con cui si scherzava e si parlava di musica come se a separarci non ci fosse una generazione (un mattino ci stupimmo per il tuo sconcerto per la morte di Bob Marley, lontanissimi dal pensare che tu lo ascoltassi), con cui si usciva durante l’ intervallo a prendere il caffè alla Gazzera o si visitava Mantova con scanzonata allegria in occasione di una gita scolastica; con cui ci si confrontava/scontrava, anche duramente, sulla politica di allora, sulle ideologie, sull’ appartenenza a gruppi o partiti, sulla valenza delle azioni di ciascuno, sulla necessità di evitare il settarismo per realizzare il paese che sognavamo.
Voglio ricordarti per il tuo impegno civile, per ciò che hai fatto quando il tuo paese d’origine fu sconvolto dal terremoto, per la tua significativa presenza nella vita di Mestre e Venezia.
Ma voglio ricordarti e ringraziarti soprattutto per aver ridato fiducia alla mia gioventù di allora, io che ero alla ricerca di motivi per credere nella vita.
Ciao, professore.
Beatrice Damin
Il ricordo di Lucia
Caro Gennaro, ora ti posso chiamare così, in modo affettuoso, dandoti del tu perché il mio maestro di vita è diventato anche mio collega.
Grazie ai tuoi insegnamenti, ho amato la storia, la poesia, la letteratura a tal punto che da vent’anni insegno e riporto in vita i tuoi metodi, il tuo modo, amorevole, ma allo stesso tempo, autorevole e composto di stare vicino ai giovani che tutt’oggi, come negli anni ottanta, ricercano ascolto, attenzione e figure adulte di riferimento per costruirsi una propria identità unica, libera e sognatrice. Ogni giorno, nelle mie lezioni, è come se fossi con noi, con le tue interrogazioni laboratorio che hanno formato, tramite il confronto socratico, menti aperte e curiose. Il tuo sguardo attento e fiducioso alle nostre interpretazioni dei testi storici e poetici ci ha aiutato a non perderci, nei tempi delle turbolenze adolescenziali, in un mondo caotico.
Ed ora, da adulta, in ogni mia lezione, ti sento al mio fianco.
Ci vediamo in classe lunedì, caro Cucci, come amavamo chiamarti noi studenti.
Con infinito affetto e riconoscenza.
Lucia Azzolini, tua ex studentessa e collega
Il ricordo di Mariolina
Conservo ricordi solo piacevoli del Prof Cucciniello… forse un po’ schivo ma che ti conquistava con la sua colta dialettica sempre volta a trasmettere il suo sapere. Le sue ore erano quelle da non saltare mai perché ne uscivi sempre più ricca.
Grazie caro Prof che ci ammaliavi anche con le tue poche righe di scrittura sui compiti con una calligrafia piccola e perfetta come un geroglifico. Buon viaggio
Mariolina Chiarin
Il ricordo di Enrica
Mi è piaciuto tanto analizzare i testi nel modo in cui ce l’hai insegnato.
Scoprire le figure retoriche nelle poesie, nei racconti, nelle sequenze di un film.
Ma che tremarella facevano venire le tue interrogazioni generali!
Grazie a te e allo Sperimentale ho trascorso i 5 anni migliori della mia vita.
Ciao Professore
Un caro saluto
Enrica Fuga (I^ – V^ A)
Il ricordo di Loredana
Sono profondamente rattristata da questa notizia, anche perché arriva a pochi mesi di distanza dalla scomparsa di Gigi [Colombini], Nada [Bencivenni] e neanche un anno da quella di Luisa. Ogni volta è come se si lacerasse un pezzo di storia dello Sperimentale che per me è rimasto fissato nel tempo con tutte le persone che ho conosciuto e che hanno reso quell’esperienza intramontabile.
Gennaro poi era uno dei punti più fermi di quell’esperienza. Confesso che a volte mi faceva soggezione perché non mi sentivo degna di insegnare vicino a giganti della scuola come Palmeri e Gennaro. Negli incontri che facevamo Gennaro aveva sempre quella visione in più, quella soluzione didattica a cui nessuno aveva pensato prima e soprattutto quel riguardo e rispetto verso gli studenti che credo ancora oggi, a distanza di anni, gli riconoscano.
È davvero una grande e dolorosa perdita ma ha dato così tanto alla scuola e alla comunità civile che sono certa non verrà mai dimenticato.
Loredana Lepri
Il ricordo di Maurizio
Ciao Gennaro, Anna Manao mi ha scritto che sei morto e mi è successa una cosa strana.
Io e te non ci siamo più visti né sentiti da almeno quaranta anni. Eppure, appresa la notizia, mi sei improvvisamente ricomparso di fronte, vivo. Ho rivisto la tua bella faccia rotonda, talora severa e compunta, ma spesso aperta a un sorriso dolce e amichevole. Ho risentito la tua voce, modulata e composta, pacata e convincente. Una voce fatta per ragionare, per argomentare, per convincere, ma con rari scatti di aggressività, una voce “rispettosa” ma ferma e sicura.
Mi sono chiesto il perché del riemergere vivido e immediato di una persona che ho conosciuto, con una frequentazione fra di noi abbastanza limitata nel tempo, direi non più di sei o sette anni, fra la metà degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta. E parlo di una frequentazione, sono sincero, allora abbastanza intensa, ma non sorretta da una vera intimità amicale.
Credo che questo riemergere in me della tua immagine dal buio di una lunga assenza reciproca derivi dalla stima e dalla ammirazione intellettuale e umana che ho provato subito per te. Sei arrivato, se non ricordo male, a Mestre, la mia città, attorno al 1974. Venivi da Roma, sapevo che eri campano, irpino, di origine. Ci siamo conosciuti e frequentati abbastanza nell’ambito del Sindacato Scuola della CGIL. Ho capito subito, e non ero solo, con quale intelligenza e con quale cultura mi confrontavo. E siccome ci capitava di essere piuttosto spesso in disaccordo su questioni politico/ sindacali , devo dire che molte volte i tuoi ragionamenti, le tue deduzioni, le tue previsioni che non mi “prendevano” dal punto di vista dell’istinto e del sentire immediato, mi aprivano però dubbi, mi provocavano ripensamenti, mi obbligavano, in una parola, a riesaminare le mie convinzioni spogliandole di elementi di emotività e di passionalità immediata che allora, e credo un po’ anche oggi, alla soglia degli ottanta anni, mi caratterizzano.
E allora Gennaro, capivo che alla base di questa tua razionalità, di questa capacità di usare in modo raffinato il cervello, che è stata una tua caratteristica profonda e da tutti riconosciuta, ci stavano anni di studio, non credo matto e disperatissimo, ma fecondo e critico; studio protratto per tutta la vita, capacità di approfondimento, di curiosità e fecondità intellettuale, di mediazione fra l’istinto e la riflessione, fra il sentire e il meditare. Tutte doti che hai espresso soprattutto nella tua attività di insegnante: da quel che leggo in questi giorni in rete, ricordato e apprezzato da tanti tuoi ex allievi e allieve dello Stefanini, che a te attribuiscono la scoperta delle proprie vocazioni, lo stimolo affettuoso ma esigente a curarle e a migliorarle. Che è, credo, il massimo che può dare un bravo insegnante.
Ecco, avevo intuito le tue doti intellettuali, le avevo ammirate con convinzione e, magari, quando ci capitava di polemizzare, anche un po’ temute. Poi ci siamo persi di vista; ma leggo che hai continuato a fare il ricercatore, il maestro, il divulgatore: che hai messo al servizio degli altri, i tuoi alunni e alunne, i tuoi colleghi e colleghe, i tuoi compaesani di Bagnoli Irpino, le tante cose che già sapevi e le cose nuove che tu imparavi; perché continuavi anche tu a studiare, ad apprendere, e sei stato un grande maestro perché per tutta la vita hai fatto, per così dire, anche tu lo studente.
Ecco perché la notizia triste della tua morte mi richiama, per quel poco che abbiamo condiviso, la tua figura viva.
Ciao, Gennaro, ciao compagno di allora e maestro di sempre.
Maurizio Angelini
Il ricordo di Fulvio
Gennaro aveva l’aria di un prof di spessore, se lo incontravi nei corridoi ne sentivi il rumoreggiare dei pensieri circondati, però, da una cortesia signorile, da uomo di stile, non quello di una cravatta, da uomo di valori. L’ho conosciuto che ero appena entrato nel mondo scolastico e mi ha educato a vedere l’istituzione: memorabili i suoi interventi nei collegi dei docenti che sembravano, anche per il suo esserci, piccoli parlamenti dove si dissertava con passione. Rimane, in me, il simbolo di una scuola che voleva avere un ruolo non solo nel trasmettere delle conoscenze, ma valori, visioni, strumenti per capire il mondo. Coordinate di cui avremmo un bisogno vitale in tempi come questi. Buon viaggio prof Cucciniello!
Fulvio Ervas
Il ricordo di Francesca
Caro Professore, non avrei mai pensato di trovarmi a scriverLe adesso, sapendo che forse queste parole non la raggiungeranno. In questo momento fatico a comprendere come sia stato possibile che ci abbia lasciato senza salutarci.
La sua voce risuona ora nella mia memoria, viva come quando la sentivo ogni giorno. Ferma, appassionata, capace di rendere coinvolgenti i versi di Dante e vicine le inquietudini di Leopardi. Ricordo la sua risata così particolare: non era solo un suono, era un gesto, un’apertura, un invito a lasciar andare le paure.
Lei non ci ha insegnato solo grammatica o letteratura, ma le ha utilizzate come strumenti per educarci a pensare, a sentire, a guardare il mondo con occhi più acuti. Ci ha condotti fino a trovare il filo che unisce tutti gli esseri umani che hanno vissuto e che vivono che, condividendo le proprie esperienze attraverso l’uso della parola, ci hanno restituito non un mondo, ma migliaia di questi. E io, che ho sempre ascoltato in silenzio, ho trovato una spinta ad aprirmi al mondo, per trovare la Strada.
Ci ha sempre trattato da adulti, anche quando ancora non lo eravamo. Ci ha guardato come se sapesse già cosa saremmo potuti diventare, e ci ha spinto a tirare fuori quel qualcosa che nemmeno noi sapevamo di avere. Mi manca la sua ironia sottile, il suo sguardo a volte severo, il suo senso del giusto, il modo in cui sapeva leggere dentro di noi senza mai invadere. Con Lei non si poteva fingere, perché era il primo a essere vero e, in questo esercizio di serietà e coerenza, siamo cresciuti.
Vorrei poterLa ringraziare ancora una volta, per aver creduto in me, per essere stato comprensivo, per essere stato stimolante, per avermi lasciato un’eredità che ha contribuito al mio essere di oggi e che potrò portare sempre con me.
Con infinita riconoscenza ma profonda tristezza,
Francesca
Il ricordo di Elena
Ho avuto Gennaro Cuciniello come insegnante solo un anno, il primo, ma, per così dire, non c’è più stato ritorno poi per me. Non mi ricordo dei contenuti dei suoi corsi, ma di quello che mi lasciava, un desiderio di sapere, di conoscere, di dibattere, di leggere, di criticare, un desiderio di cultura ma non per dominare l’altro, non per sentirsi superiori, no, per essere liberi. Ecco, non c’è mai stato ritorno per me, nel senso che non ho mai più potuto concepire altrimenti il sapere e la cultura. I suoi corsi hanno costituito un momento decisivo della mia vita di studentessa, poi di insegnante e di cittadina. Cucciniello ci mostrò, in prima superiore, Dersu Uzala, film stupendo, imprescindibile.
Ho avuto voglia di rivedere il suo viso, sono capitata nel suo sito in cui c’era una lettera alla moglie morta da poco, se ho visto bene gli è sopravvissuto di pochissimo. È stato malato? Ha sofferto molto? Non ho mai smesso di pensare a lui in tutti questi anni, mi rendo conto adesso, così come non ho mai smesso di pensare all’esperienza unica del liceo sperimentale Stefanini. In quanto insegnante tu, lui, voi, siete e resterete i miei modelli: appassionati, generosi, intelligenti, engagés, disinteressati.
Un abbraccio
Elena Bovo
Il ricordo di Monica
Caro professore, affido a questa lettera le parole che sicuramente non avrei saputo dirti di persona.
Una parola sopra tutte: grazie.
Perché mi hai insegnato la bellezza delle parole e come padroneggiarle.
Perché hai acceso in me la curiosità per il sapere.
Perché hai instillato nella mia mente allora acerba la capacità di senso critico.
Perché non mi hai mai illusa che imparare e crescere fosse facile.
Perché hai riconosciuto le mie fragilità e ne hai avuto cura.
Per queste e per molte, moltissime altre ragioni ti ringrazio e ti ricorderò sempre.
Monica Minto
Il ricordo di Linda
Quando ci siamo conosciuti ero molto giovane. Correva l’anno 1993, molte cose non riuscivo ancora a capirle o ad apprezzarle con la maturità di una donna: le vivevo con gli occhi e il cuore di una ragazzina, a volte un po’ ribelle, a volte un po’ disordinata, ma sempre profondamente sensibile. Ed è proprio quella sensibilità che mi ha permesso di cogliere e custodire ogni sua lezione, che ancora oggi, a distanza di anni, riesco a sentire dentro di me. Il modo in cui spiegava, in cui parlava, è rimasto vivido nella mia memoria, immutato nel tempo. E forse è per questo che il suo ricordo ha continuato ad accompagnarmi in tanti momenti della mia vita: quando scrivo i miei pensieri su un foglio o sul telefono, quando leggo un libro, o anche solo quando interrogo mia figlia in storia.
Riuscire a rimanere così impresso nella memoria e nel cuore dei propri alunni è un dono raro. Lei era il vero Professore d’italiano: quello che ti fa amare i Promessi Sposi, I Malavoglia, la poesia, e ogni parola che – attraverso il suo modo unico di raccontare – riusciva a toccare la nostra anima. Quando penso a Lei, sento la nostalgia di quegli anni bellissimi che hanno accompagnato la mia crescita e il mio percorso scolastico. Ho avuto la fortuna di incontrarLa anche solo per un tratto della mia vita, e oggi più che mai ne riconosco il valore. Avrei forse voluto farLe sapere, con il passare del tempo, quanto ho apprezzato tutto ciò che ha rappresentato per me. Forse ora, chissà, in qualche modo, lo saprà.
Buon viaggio, caro Professore Cucciniello. Con profonda stima e affetto,
Linda Scalabrin, sua alunna dello Stefanini (1993–1998)
Il ricordo di Maddalena
Caro Gennaro, Io non ho avuto la fortuna di viverti come mio insegnante ma ho potuto toccare con mano l’entusiasmo dei tuoi ex studenti quando mi hanno parlato di te, di quanto hai trasmesso loro a livello interpersonale e professionale. Per alcune di queste persone la tua figura nella loro storia personale e lavorativa ha davvero cambiato il loro cammino.
Tutto questo, e molto altro di te, l’ho conosciuto durante questi ultimi cinque che ho dedicato alla ricerca e alla stesura di un volume che parla di quella scuola – lo Sperimentale “Stefanini” – di cui tu sei stato uno dei pilastri fondamentali. A questa pubblicazione, che uscirà a breve, tu hai collaborato con entusiasmo e nonostante mi conoscessi da poco mi hai sostenuta, incoraggiata e guidata assieme ad Anna Manao… così come fa un insegnante e un educatore con la propria allieva. Mi sento felice per questo! In realtà posso dire che mi sento “onorata” nell’aver ricevuto il tuo grande contributo nella mia pubblicazione.
Sono felice inoltre di avere avuto la fortuna di poter studiare e scrivere di quella scuola “nuova” con un progetto – allora – tanto innovativo, nato e coltivato da persone come te che credevano in una scuola che mettesse al centro l’alunno con le sue aspirazioni e caratteristiche, una scuola che formasse cittadini responsabili e che “non lasciasse indietro nessuno”… infatti, di molti tratti innovativi introdotti da quelle scuole nuove sperimentali oggi posso beneficiare io come insegnante oltre che i miei alunni e le loro famiglie. E questo grazie al contributo riformatore che persone come te hanno dato nella storia della scuola secondaria italiana.
Gennaro, ti ho conosciuto solo pochi anni fa, eppure porterò nel cuore quei bei momenti conviviali insieme, tra un aperitivo e una pizza, insieme ad Anna, parlando delle “cose della vita”…
Momenti che volavano via veloci, eppure ogni volta rimaneva la sensazione di tornare a casa con un “pezzetto” in più… quel qualcosa di ricco che mi lasciava il confronto con te…
Mi rattrista molto che tu non possa esserci all’uscita del libro che tocca così da vicino anche la tua storia di vita! Allo stesso tempo però sono felice di poter continuare a portare nel presente, tra i lettori, parte di te e di quel progetto in cui hai creduto tanto e che con tanta passione e professionalità hai coltivato.
Maddalena Muffatto
Il ricordo di Veronica
Caro Prof. Cucciniello, posso darti del tu? Non è mancanza di rispetto, al contrario, considera questa licenza un segno di affetto, come la stretta di mano, forse l’abbraccio, che non sono riuscita a darti. Lo sai già: ti ho amato, temuto, odiato. A distanza di anni però ho capito che hai instillato in me il senso del bello e, soprattutto, un sano senso del dubbio.
Ci siamo ritrovati dopo tanto pochi giorni fa per una poesia di Giacomo Noventa di cui avevi scritto sul tuo blog. Google, cercando Giacomo, mi ha portata a te, Gennaro.
Uno strano disegno poetico ci ha riavvicinati prima che fosse troppo tardi. Forse è tuo il merito di questa generosa coincidenza, hai chiuso il cerchio che avevi aperto.
Come mi hai scritto tu, “A rivederci”. A rivederci, Gennaro.
Veronica Chiossi
Il ricordo di Grazia
In più, gioia
Entusiasta, appassionato, strenuamente convinto della fertilità delle nuove proposte che lo Sperimentale Stefanini aveva elaborato e di anno in anno sottoponeva a verifiche e possibili innovazioni, sempre in campo nel commentare nelle varie assemblee sia studentesche che degli insegnanti i numerosi eventi che si succedevano sulle scene politiche e culturali, così ho conosciuto Gennaro, nel decennio ’85-’95 in cui anch’io, insieme a tutte e tutti gli altri docenti, ho contribuito a confermare l’efficacia delle innovative e in alcuni ambiti felicemente scardinanti proposte formative dell’Istituto.
Avevamo gli stessi anni, tutti e due con il ’68 alle spalle vissuto in modo attivo e intenso. Appartenevamo a una generazione fortemente segnata da grandi tensioni e idealità fondate sul riconoscimento dei diritti universali e sulla ricerca di criteri, anche didattici, per l’attuazione di tali principi.
Ma Gennaro nei suoi rapporti, nelle sue modalità di relazione e di condivisione aggiungeva una sua connotazione molto propria, che gli restituiva un timbro singolare anche in quel contesto già così aperto. Se dovessi provare a definirla, per la cordialità dei gesti, per l’accento così gradevolmente segnato dalla sua origine campana, per l’adesione di tutto se stesso ai suoi pronunciamenti, allora potrei definirla gioia, faceva l’insegnante con gioia.
E di questa gioia anch’io gli sono molto grata
Grazia Sterlocchi
Il ricordo di Lara
Caro Professor Cucciniello, ho riflettuto a lungo su cosa scrivere per esprimere la mia gratitudine e ho capito che non bastano semplici parole. La migliore sintesi è racchiusa in un suo “ciclostile”, che custodisco gelosamente come un tesoro prezioso tra le pagine de ‘I promessi sposi’, insieme alle note sul testo prese durante le sue indimenticabili lezioni.
La ringrazio per l’immensa ricchezza che mi ha trasmesso e per la grande opportunità di averla incontrata nel mio percorso di crescita. È stato un onore averla avuta come insegnante.
Lara Handjieff (Liceo Sperimentale L. Stefanini, indirizzo linguistico moderno, maturità conseguita nell’A.S. 1992/93
Il ricordo di una classe
Non è facile trovare le parole giuste per dirle addio caro professor Cucciniello.
Lo sgomento e il senso di smarrimento sono molto forti ma troviamo consolazione nel pensare che chiunque l’abbia avuta come professore ha goduto di un grande privilegio.
Ciascuno di noi conserva un ricordo di lei che è un tesoro prezioso e crediamo che questo rispetti con grande naturalezza quello che ha scritto nelle ultime righe della sua lettera di commiato, perché nei nostri ricordi ci sono il volto e il carattere della sua vita dedicata con passione all’insegnamento allo Sperimentale Stefanini.
Troviamo conforto nel ricordare questo, come ci abbia insegnato a pensare, a riflettere e a ragionare con la nostra testa, a sforzarci di capire, a compiere sempre la “fatica” di essere persone responsabili e consapevoli. Un abbraccio da tutti noi, caro professore.
Le classi quinte dell’anno 1988
Il ricordo di Fabio
Al mio caro Prof Gennaro
Il professor Gennaro lo vidi per la prima volta in III Sperimentale, era il 1978, se non sbaglio, proveniva dall’istituto Magistrale Stefanini, ricordo che in classe eravamo entusiasti fin dalla sua prima lezione, è stato un bravo professore di storia, ti faceva amare la materia che insegnava con grande professionalità.
Con lui, in classe si poteva dialogare, e all’esterno della scuola era sempre disponibile al dialogo su svariati temi, soprattutto della politica, un aspetto che mi entusiasmava molto, dato che avevamo gli stessi ideali.
Ti faceva amare la storia, tra l’altro la mia materia preferita, e soprattutto la ricerca storica, invitandoci a porci continuamente domande su ogni aspetto della sua materia, della politica, della vita.
A fine novembre 1980, Gennaro fu coordinatore per gli aiuti verso la sua terra natale colpita dal terremoto: l’Irpinia.
Grazie a lui, partii come volontario e fui destinato proprio vicino all’epicentro: Lioni, un paese raso al suolo. Arrivai con il buio e vidi una fila interminabile di morti, rimasi 8 giorni, di più per motivi d’igiene non si poteva rimanere, lui fu molto orgoglioso di me, per la mia partecipazione, lo ringraziai, lo ammiravo.
Cito un ultimo ricordo, in IV (estate 1980) finito l’anno scolastico, m’imbarcai per la Grecia ed Egitto come mozzo, per poi sbarcare pochi giorni prima dell’inizio della scuola, mi ero iscritto alla gente di Mare l’anno prima ed ero minorenne.
Dal Pireo gli telefonai per sapere il mio esito scolastico, lui con voce triste, mi comunicò la mia bocciatura, gli dissi, che non c’era nessun problema, perché me lo meritavo e il fatto di svolgere un lavoro faticoso come mozzo, mi stava facendo amare lo studio e soprattutto la correttezza verso la scuola in termini di ritardi e assenze ingiustificate, perché a bordo non si scherzava, lui rimase molto colpito e mi fece i complimenti. Successivamente navigai per 3 stagioni estive, e all’università continuai a lavorare in Arsenale, affrontando il mare anche d’inverno con non poche tempeste per lunghi mesi, riuscendo a studiare e infine a terminare l’università.
Il pensiero in quei giorni felici andava anche al professor Gennaro Cucciniello che misi al corrente della mia laurea in storia.
Mi si perdoni la lunghezza del testo, i racconti sarebbero tanti, ne cito un ultimo, avvenuto un anno fa a fine ottobre, per lui un periodo triste e doloroso, perché da poco era scomparsa la sua cara moglie Maria Luisa. Ci siamo trovati dopo anni, seduti in un locale a parlare di tante cose, voleva sapere come mi era andata, e così descrissi la mia navigazione di vita fino all’approdo finale del mio attuale lavoro. Mi fece nuovamente i complimenti, e alla fine ci abbracciammo con la promessa che sarebbe venuto a trovarmi in Arsenale, contento di esser accompagnato dal sottoscritto in veste di guida della storia nautica della Serenissima.
Purtroppo il destino non sempre realizza i nostri desideri.
Ti saluto Gennaro, secondo la tradizione del mare:
Ciao Gennaro Buon Vento⚓
Fabio Mainardi
Il ricordo di Paola
Gennaro mi ha insegnato la passione per l’insegnamento, il bello di essere parte della crescita dei “nostri” studenti, la necessità di confrontarsi tra colleghi, di documentarsi e di non aver paura di discutere. Lui sempre attivo nel Comitato Scientifico. Ringrazio di essere arrivata allo Stefanini in tempo per conoscere e lavorare con chi ha avuto l’intuizione e ha fatto dello Sperimentale una vera scuola, come tutti la desideriamo.
Paola Farina
Il ricordo di Donata
Caro Gennaro la nostra conoscenza, che non credo si possa proprio definire un’amicizia visto che ci siamo incrociati raramente e a spot, è stata intensa ed allo stesso tempo essenziale. Mi piace immaginare e per cui mi permetto di pensare che tu sia d’accordo con me, che questa sensazione fosse condivisa.
Quando eri mio professore allo Sperimentale Stefanini, nella meravigliosa scuola che tutti noi amavamo, ti rammaricavi stupito che io non mi dedicassi in modo più approfondito ed esclusivo allo studio e agli stimoli che proponevi con tanta dedizione, passione e pazienza.
Ho cercato di spiegarti che non era disinteresse, pigrizia o altro ma che per me era vitale fare più cose diverse. Per questa mia natura sceglievo di utilizzare il mio tempo in modo che, dal tuo punto di vista, poteva risultare dispersivo e forse superficiale.
Dalla tua posizione personale, dal tuo impegno storico, sociale e politico, dal tuo approccio alla vita e allo studio, capivo che era un’osservazione corretta ma dal mio punto di vista, di ragazzina giovane e vivace, questo mio non dedicarmi fino in fondo allo studio mi permetteva di approfondire, ricercare e comprendere una molteplicità di curiosità ed esperienze che la vita offre quando si prova a guardare.
Ne abbiamo parlato, da professore ad alunna e anche se capivo che lo ritenevi un atteggiamento immaturo e limitante, mi sono sentita rispettata sia durante i colloqui che nel percorso scolastico successivo.
Questo confronto l’ho tenuto sempre a mente, ho cercato di miscelare la mia natura con questa tua riflessione e devo dire che è stato un punto fondamentale per le mie scelte di vita.
Poi ci siamo rincontrati in modo significativo, in occasione del 40º anno della nostra maturità nel 1983, in un momento dove purtroppo tua moglie si era ammalata gravemente. In quell’occasione abbiamo avuto modo di avere uno scambio sincero e accorato sul valore della presenza, dell’impegno, del progetto di cura, del bisogno di aiuto e di condivisione tra esseri umani.
È stato bello anche ad una cena lo scorso inverno con altri studenti ed ex professori poter conversare di noi “persone”. Non c’erano professioni, ruoli, incarichi, ma emozioni e ricordi!
Noi come figli dei nostri genitori, le cose che sono successe alle nostre anime, come le abbiamo gestite, come e se sono state superate e molto altro.
Vissuti personali è anche divertenti di fronte a una buona cena e a del buon vino.
Nel tempo questa nostra comunicazione è continuata, non in modo frequente ma intenso.
Esseri umani adulti con esperienze di vita diverse ma con curiosità esistenziali, dubbi e paure da condividere. Parlarsi per scambiare reciproche opinioni sulla vita, sulla fiducia, sull’impotenza, sui sogni, sulle delusioni, sul libero arbitrio, sull’amore e sulla morte.
Grazie Gennaro, quando accade è sempre un piccolo miracolo!
Ora che per te è arrivato questo momento, ti auguro che il tuo viaggio ti porti veramente amore.
Un abbraccio
Donata Dante
Il ricordo di Silvia
“A Zannaaaaaa”. Caro Professore, quante volte nei lunghi giorni della scuola ho sentito risuonare la sua voce. Giorni, anni che a quei tempi sembravano non avere né dimensione né tempo e che oggi ricordo come dolcissimi. Giorni pieni di tormenti, di inquietudini di domande esistenziali, di ricerca di senso e di voglia di conoscere.
Ogni studente dovrebbe trovare nel suo cammino un Professore appassionato, serio, coerente, politicizzato e assetato di conoscenza come lei. È stato perfetto per una come me.
Grazie Professore per essere stato capace inchiodarmi ad un banco attraverso l’arte del pensare. Grazie per avermi insegnato ad ascoltare e per avermi fatto scrivere.
Durante le sue lezioni Professore ho riempito quaderni e quaderni di appunti. Non sapevo scegliere Professore perché le sue parole mi sembravano tutte così fondamentali, imprescindibili, irrinunciabili allora scrivevo, scrivevo, scrivevo.
Grazie Professore per la fiducia che ha riposto in me, ne avevo bisogno. Grazie per i film che mi ha fatto amare, per i libri che mi ha fatto leggere, per le poesie a memoria.
Grazie per avermi guardato con tenerezza quando ne avevo bisogno e per quei minuti in più durante le verifiche di storia. Quanto amavo le sue domande così ragionate e sensate.
Grazie per le risate insieme ai miei compagni. Il suo sorriso sornione Professore è indimenticabile come i suoi occhi così a mandorla.
Grazie per avermi fatto scrivere pagine e pagine di relazioni e analisi poetiche, grazie per le ore trascorse insieme.
Avevo così bisogno di piangere Professore e la ringrazio anche per queste lacrime che mi fanno sentire umana e fragile come quando a scuola glielo confessavo tra le righe. Sto cercando di non essere troppo tragica perché con una certa franchezza me lo avrebbe fatto notare ma sarò sincera: è doloroso diventare sempre più adulti, è doloroso quando dobbiamo congedarci dalle persone che abbiamo amato e che in qualche modo hanno dato forma a quello che siamo, noi nel presente e noi con il nostro bagaglio di memorie condivise.
Arrivederci Professore.
La sua studentessa Silvia Zanna
Il ricordo di Antonio
Caro Gennaro, quante discussioni, a volte accese, anche negli ultimi mesi della tua mai banale vita! In tutte, sia quelle più “colte” che in quelle leggere, emergevano sempre le tue spiccate capacità di leggere criticamente la realtà.
Quante volte abbiamo criticato e, spesso, ironizzato sulla nostra amata e contemporaneamente “detestata” squadra di “famiglia” (di nostro padre, Paolo, e dei quasi “ultrà” mamma Giuseppina e zio Armando) la Juventus, su alcuni dirigenti “imbroglioni”, allenatori e giocatori.
Il 25 luglio 2025, sul tuo blog hai riportato, dal giornale “la Repubblica” del 18 luglio, un articolo dello scrittore Marco Belpoliti sul rapporto tra natura e cultura: C’era una volta un re, chiamato castagno, che sfamava la povera gente.
Nel tuo commento all’articolo (me ne hai parlato diffusamente in agosto, in una delle ultime telefonate), hai analizzato, in modo originale, un aspetto che era assente nel citato articolo: le iniziative di privatizzazione di una parte significativa del demanio pubblico da parte di alcuni comuni del Sud Italia, in particolare dell’Irpinia e di Bagnoli Irpino, tra ‘700 e ‘800. Nella parte finale del commento emerge non solo il tuo profondo legame con il territorio in cui hai vissuto una parte significativa della tua esistenza, ma anche un aspetto del tuo carattere, il punto di vista emozionale che, nelle discussioni in piazza a Bagnoli e negli incontri pubblici, non era quasi mai evidente perché la razionalità del tuo argomentare era preponderante.
Ricordi, con commozione, un episodio dell’adolescenza tua e del cugino Lino (la “gita” nel castagneto e la gioia dello stare insieme nel raccogliere le castagne e nel fare quello che oggi definiamo un picnic).
Il punto di vista emozionale, che ho ritrovato e che ricordo sempre dolcemente e con nostalgia, nell’intensa e profonda lettera personale che mi hai inviato in agosto: “un arrivederci”.
Antonio Cucciniello
***
(Gennaro Cucciniello e il suo legame con Bagnoli Irpino, ricordo pubblicato sul sito dell’Associazione socio culturale Palazzo Tenta 39, 6 ottobre 2025)
Estratti dell’articolo di Belpoliti e commento di Gennaro apparso sul suo blog il 25 luglio 2025
Ne “la Repubblica” del 18 luglio 2025, alle pp. 40-41, è pubblicato un articolo di Marco Belpoliti sul rapporto tra natura e cultura.
C’era una volta un re, chiamato castagno, che sfamava la povera gente
“Il castagno più che un albero è una cultura”, scrive Angela Borghesi in un capitolo del suo libro Fior da fiore. Cultura vuol dire un mondo, e quel mondo oggi sta scomparendo. Il castagno, meraviglioso albero alto, possente e longevo, ancora presente nei nostri boschi in numero ridotto, è un re detronizzato. Come ricorda Giuseppe Barbera, è stato una “pianta a un tempo agraria e forestale”. Veniva coltivato perché forniva per sei mesi all’anno l’elemento fondamentale della dieta montanara, la farina di castagne. Il pane della povera gente, come ci ricorda Piero Camporesi nei suoi libri. Per non dire del legno, con cui erano costruite le case, e poi la legna per riscaldarsi nei lunghi inverni del passato. Anche i piccoli doni elargiti dal sovrano dei boschi erano preziosi nell’economia delle comunità: cenere per il bucato… … L’ultimo sfregio glielo darà ora il “Piano strategico nazionale per le aree interne” dell’attuale governo: i paesi montani non rilanciabili e senza prospettive saranno di fatto abbandonati. Povero vecchio castagno!
Marco Belpoliti
Commento di Gennaro all’articolo di Belpoliti
Voglio fare una notazione critica. Sono nato in un paese dell’Appennino irpino, Bagnoli Irpino, noto per le sue attrattive naturali, la sua storia artistica e intellettuale, i suoi boschi di faggi ma anche per i suoi castagneti. Tra ’700 e ’800 il Comune decise di privatizzare parte del suo demanio e molte famiglie divennero proprietarie di piccoli castagneti: così si venne incontro alla situazione di povertà e penuria della popolazione. Oggi desta meraviglia il constatare con quanta cura e attenzione i proprietari curano i loro castagni, come allineano le felci e puliscono i terreni. Tra settembre e ottobre il visitatore incontra un paesaggio meraviglioso, ripete riti antichi e familiari, ricorda nostalgie di amicizia adolescenziale, gusta un frutto saporito in cordiale e amichevole compagnia. E questo vale anche per i paesi vicini, tanto che la castagna di queste vallate ha ottenuto la denominazione di “castagna di Montella DOP”.
Tanto per dare la stura ai ricordi voglio scrivere di una giornata che io passai a trovare castagne quando avevo 15-16 anni. Era ottobre e io non andai a scuola: preferii accompagnare mio cugino Lino, a me particolarmente caro, e i suoi fratelli nel raccogliere le castagne in un terreno preso in affitto dalla loro famiglia. La zona si chiama ancora “Castagneto delle monache”, a indicare l’origine dell’antica proprietà. Pioviccicava e tirava un vento freddo. Noi passammo la giornata a cercare castagne, a giocare, a chiacchierare, contenti di stare insieme; a pranzo mangiammo fette di pane di segala, condite con saporose listerelle di peperoni sott’olio. Fu una giornata umida e stancante: ma oggi, a ricordarla dopo tanto tempo, provo sensazioni di sole e di calore.
Gennaro Cucciniello
Il ricordo di Anna
Quando il tempo non vuole fermarsi e la memoria vaga incerta tra ricordi che si sovrappongono e sentimenti che sfuggono, smarrita sul bordo del fiume…
È l’inizio di una lettera, l’ultima, che ti ho scritta il 18 settembre. Hai voluto che l’inoltrassi ad alcune persone a te vicine. Forse riprenderò la suggestione di questo titolo, ma dovrò riscrivere il testo perché il fiume è stato da te attraversato. Oggi la mia memoria vaga ancora più incerta e dolorosa… Ma mi accompagna l’immagine della tua serenità riconquistata accanto a Luisa per sempre e tra i tanti paesaggi da te, da voi, amati. Allora il dolore lentamente in me, in tutti noi, si stempererà e si farà dolce tristezza, aprendosi a quella dimensione dell’infinito che hai esplorato e alla quale hai voluto introdurci…
Il dialogo continuerà, superando le rive del fiume che sembrano ora separarci.
Anna
Il ricordo di Michela Gambaro
Mi chiamo Michela e mi sono diplomata nell’anno 1983 sezione B. All’epoca studiavo quel tanto che bastava, anche in storia, materia del prof Cucciniello. Ma con gli anni sono diventata più consapevole degli insegnamenti che ho ricevuto. Uno in particolare, del prof Cucciniello, mi torna alla mente spesso, soprattutto in questo periodo storico, fatto soprattutto di social media e di personaggi che sembrano sapere tutto.
Dai miei ricordi lo sento dire: “per ogni periodo storico che volete approfondire, non vi limitate a verificare solo una fonte e a prenderla come oro colato. Usate più opinioni, anche molto diverse tra loro, e poi costruite la VOSTRA idea, la vostra opinione”.
Questo insegnamento ho cercato di riportarlo anche ai miei figli ed è anche per questo che la ringrazio. Buon viaggio professore.
Michela
Saluti e ricordi di Anna Manao, Rosalba Pignataro, Mimmo Nigro, Nicoletta Assenza, Carla Cicero, Chiara Semenzato, Annamaria Pozzan, Lisanna Santinato, Luciano Pierini, Laura Cerasi, Silvia Izzo, Lorenzo Casadei, Adriano Venerando, Beatrice Damin, Lucia Azzolini, Mariolina Chiarin, Enrica Fuga, Loredana Lepri, Maurizio Angelini, Fulvio Ervas, Francesca, Elena Bovo, Monica Minto, Linda Scalabrin, Maddalena Muffatto, Veronica Chiossi, Grazia Sterlocchi, Lara Handjieff, Le classi quinte dell’anno 1988, Fabio Mainardi, Paola Farina, Donata Dante, Silvia Zanna, Antonio Cucciniello, Anna, Michela Gambaro.
Hanno espresso vicinanza alla famiglia e agli amici più cari, oltre i tantissimi presenti alla cerimonia, moltissime altre persone che hanno conosciuto Gennaro come insegnante, come collega, come compagno di sindacato o di militanza politica, come persona amica… Nell’impossibilità di nominare tutti/e, un grazie, un grande grazie che abbraccia tutti/e.
Luisa e Gennaro
Per-Gennaro-libriccino
Di nuovo insieme….
(Belforte, cappella Pignataro, lì 23/10/2025)
















