Giordano Bruno, il “Mago”
“Ha cambiato l’immagine del mondo e della realtà” (M. Ciliberto)
Nel “Venerdì di Repubblica” del 29 novembre 2024, alle pp. 98-99, Piero Melati intervista Michele Ciliberto.
Rinasce a una seconda vita il frate domenicano di Nola, condannato come eretico dalla Santa Inquisizione nel 1600, la cui statua in bronzo –famosa in tutto il mondo- domina dal 1889 il luogo del rogo, nel romano Campo de’ Fiori. Ora non è più soltanto il simbolo del libero pensiero, come si studiava nei licei degli anni Settanta. E’ stato riscoperto quale innovatore originalissimo, anticipatore delle scienze esatte e persino di una nuova spiritualità civile. E adesso un volume con le cosiddette “Opere matematiche”, a cura di Laura Carotti e Marco Matteoli, fa il punto della situazione e offre la chiave per comprendere un gigante del pensiero.
A dirigere l’edizione Adelphi delle opere di Bruno è Michele Ciliberto, professore emerito della Normale di Pisa, membro dell’Accademia dei Lincei, allievo di Eugenio Garin e massimo esperto di Rinascimento. Nella prefazione al tomo, Ciliberto chiarisce come nelle opere raccolte Bruno non tratti soltanto di matematica, ma fornisca una visione alternativa del mondo.
Professore, anzitutto come spiega il revival di Giordano Bruno?
E’ stato a lungo considerato dalla tradizione massonica e illuminista quale difensore del libero pensiero: il che è senza dubbio vero, ma anche riduttivo. Poi la studiosa Frances Yates lo fece riscoprire come mago ermetico. A lungo è stata considerata una bizzarria. Non era così. Nel ‘900 una corrente di studiosi, da Warburg a Garin a Burckhardt, ci ha offerto nuove letture sul Rinascimento e su Bruno. Fu un grande filosofo che ha cambiato l’immagine del mondo, della conoscenza, della realtà.
Un profeta?
Un grande lettore di Machiavelli, piuttosto. Noi abbiamo spesso un’idea mediocre dell’Italia. E’ sbagliatissima. Siamo stati un grandissimo Paese. Machiavelli, Bruno, Campanella, fino a Beccaria, Rappresentano la tradizione di un pensiero che ha fatto grande anche l’Europa.
Quale è stata la rivoluzione di Bruno?
Gli infiniti mondi. Per capirlo, bisogna partire da qui. Ha intuito che l’universo è infinito. Ne deriva anche una nuova concezione della natura.
Quella che lei definisce “pensare il minimo”?
Copernico aveva scoperto che la Terra non è il centro dell’universo. Bruno aggiunge che non lo è neppure l’uomo. Come ci sono infiniti mondi, ci sono innumerevoli creature. Questo minimo comune a tutte le cose si trasforma continuamente. Senza il minimo non c’è vita. E’ una concezione diversa dalla materia meccanicistica. Per Bruno tutta la materia è energia e questa energia ha fatto tutte le cose, tanto l’uomo quanto le formiche.
Una visione post-umana o non più solo umana?
Bruno si occupa di umanità. Rappresenta una modernità che non è quella di Galileo, Cartesio e Hobbes, in cui tutto è misurabile. Ma con Machiavelli condivide la necessità di una nuova religio che governi gli esseri umani. Non bastano le leggi, occorrono valori comuni condivisi. Se non ci sono valori condivisi, le civiltà finiscono. La differenza è che in Machiavelli non c’è magia, solo praxis politica. In Bruno, invece, c’è anche l’Eroico Furore. Noi umani non potremo mai avvicinarci alla verità, dice Bruno, perché il vecchio strumentario non basta. Ma tramite il furore e le immagini possiamo rompere le barriere della conoscenza.
A quale forma nuova di religione pensava Bruno?
Non quella cristiana. La giudicava barbarica, sanguinaria, un’epoca di tenebre. In questo era un post-cristiano e si rivela attualissimo. In base al suo pensiero, la nostra religione come Repubblica Italiana è la Costituzione.
Un passaggio innovativo, nella sua interpretazione di Bruno, è quello in cui sostiene che bisogna leggerlo anche come scrittore e uomo di teatro.
Joyce lo amava intensamente. Anche Gadda. Anzi, le opere in latino di Bruno sono proprio alla Gadda. Contini lo annovera tra gli scrittori irregolari. Opere come “Il candelaio, La cena, i Dialoghi” sono testi teatrali: sono scritte per essere recitate a voce alta. Ma anche gli atti e i documenti relativi al processo che gli intentò l’Inquisizione Romana sono una grande rappresentazione teatrale, in cui Bruno rovescia i ruoli, spiazzando gli Inquisitori.
Non abiurò, come Galileo, e venne condannato.
Il processo si aprì nel 1592 e ancora nel 1599 non era concluso. Non si era dimostrata con sicurezza la sua colpevolezza. Il papa Clemente VIII Aldobrandini non sapeva cosa fare. Anzi, si oppose a che lo si torturasse ancora. A questo punto è Bruno a rompere. Il papa vorrebbe salvarlo, ma per questo era necessaria una sua abiura. Lui rispose che non aveva niente di cui pentirsi. Sostenne che tramite il fumo del rogo sarebbe asceso in paradiso. Una persecuzione che lo accomuna a un altro filosofo successivo, Spinoza, scacciato dalla comunità ebraica di Amsterdam. Una lunga tradizione che ci ha insegnato che la libertà è saper dire di no e compiere gesti senza alcun interesse, con gratutà.
Quindi Bruno rimane un religioso, in fondo?
Non era affatto un mistico. L’uomo può farsi quasi deus, intendeva, ma non può vedere la verità fino in fondo, perché c’è un limite dettato dall’infinito. L’Eroico Furore può avvicinarci, ma restando sempre in un mondo fatto di ombre, immagini e simulacri. Dio come lo vedi sfugge, come lo afferri se ne va. Il suo moto non è una retta, ma una spirale.
Pensava alla salvezza dell’anima?
Al contrario, pensava che fosse finito il suo tempo qui sulla Terra. Si sentiva il messia di una nuova civiltà. Nel 1494, l’anno definito in felicissimo da Guicciardini (a causa della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia e della perdita di autonomia degli Stati della penisola) era iniziata la decadenza. La drammaticità del pensiero di Machiavelli e Guicciardini nasce da questa consapevolezza. Per Bruno si trattava di una crisi europea ed era convinto di poterla risolvere. Mentre Guicciardini è pessimista e Machiavelli riflette sulla politica, Bruno scommette sulla prassi filosofica. Era il tempo di Montaigne e di Shakespeare, era stata scoperta l’America, con Lutero si era rotta l’unità religiosa, Bruno crede a un cambiamento radicale. Ma poi, nella Storia, c’è anche la potenza del caso, dell’accidente. Un temporale può cambiare gli esiti di una battaglia.
Piero Melati Michele Ciliberto