Il duomo di Monreale: una carezza d’oro e di luce

Duomo di Monreale: una carezza d’oro e di luce

 

Ne “La Lettura” del 29 settembre 2024, alle pp. 46-47, un articolo di Stefano Bucci commenta la fine del restauro dei mosaici, con l’illuminazione dell’abside e del presbiterio.

 

Sono solo le 9 del mattino del 25 agosto e a Monreale fa già molto caldo. Sotto il portico settecentesco in stile barocco della Cattedrale, davanti al portale in bronzo di Bonanno Pisano (capolavoro del romanico medievale), si affollano i pellegrini in attesa con i loro stendardi di seta azzurro pallido ricamati con fili d’oro: si tiene l’annuale pellegrinaggio regionale dell’Ordine Francescano Secolare di cui è patrono San Luigi Re di Francia le cui reliquie (viscere e cuore) si conservano proprio in Cattedrale. In questo giorno di festa, come un regalo, ho potuto vedere in anteprima insieme a don Nicola Gaglio, arciprete della Cattedrale di Santa Maria Nuova e dell’omonima parrocchia, i mosaici appena restaurati e re-illuminati dell’abside e del presbiterio. Una visita avventurosa (con tanto di elmetto protettivo giallo) sulle impalcature in via di smontaggio che anticipa lo svelamento definitivo previsto per la fine di ottobre. Per scoprire completamente la nuova illuminazione bisognerà invece aspettare novembre.

L’emozione di don Gaglio è contagiosa: “Entrare in Cattedrale è sempre un’esperienza di gioia. E’ quella gioia che, come diceva papa Benedetto, scaturisce dalla bellezza dell’arte cristiana che è simile a un dardo, ti colpisce, ti ferisce, ti fa soffrire, ti crea passione. Prendersi cura di questa bellezza fa crescere la gioia perché dimostra che abbiamo a cuore la Cattedrale, che non l’abbandoniamo”. Di solito si dice che l’elemento dominante qui sia l’oro, o meglio, il colore dell’oro… “Monreale non è l’oro, è l’esplosione della luce del mondo che ingloba l’oro, i colori, la storia, gli uomini, è la luce del mondo che il Cristo Pantocratore rappresenta per i cristiani”.

Il Duomo di Monreale o Basilica Cattedrale di Santa Maria Nuova venne costruito nel 1174 da Guglielmo II di Sicilia detto Guglielmo il Buono (1153-1189), a differenza del padre Guglielmo I (1121-1166) che invece era detto il Malo. “E’ l’ultimo grande cantiere del periodo normanno –aggiunge don Gaglio-, espressione dell’interdipendenza culturale che il bacino del Mediterraneo, culla delle grandi religioni monoteiste, ha saputo creare”,

All’ingresso colpiscono subito le proporzioni armoniose dell’architettura ma poi è inevitabile essere catturati dai mosaici: la più grande decorazione di questo genere in Italia (superiore anche a quella della Basilica di San Marco a Venezia), quasi un ettaro di tessere di pietra ed almeno cento milioni in vetro a formare una superficie complessiva di 6240 metri quadrati, seconda al mondo per estensione solamente alla chiesa di Santa Sofia a Istanbul. Che rendono la Cattedrale un luogo irripetibile creato da Guglielmo II con la precisa intenzione di farne un mausoleo dinastico: qui si trovano il sarcofago in porfido di Guglielmo il Malo, quello in marmo di Guglielmo il Buono, le tombe medievali di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie del Malo, e dei figli Ruggero ed Enrico, fratelli del Buono. Probabilmente realizzati nel breve arco di due anni da maestranze bizantine affiancate da quelle siciliane, i mosaici raccontano per immagini, in 130 quadri, le storie dell’Antico Testamento e la Vita di Cristo, con legenda in greco e in latino, seguendo un preciso schema basato su un principio stabilito sotto il pontificato di Adriano I nel secondo Concilio di Nicea.

Nel racconto in mosaico si ripropone il piano divino per la salvezza universale, partendo dalla creazione del mondo e dell’uomo che, con il peccato originale, è costretto al lavoro e all’espiazione, fino all’intervento di Dio che sceglie il suo popolo per prepararlo alla salvezza (navata centrale). La realizzazione del piano è rappresentata dalla venuta di Cristo che attraverso la sua vita (transetto) e le sue opere (navate laterali) porta alla salvezza eterna.

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I ponteggi metallici, montati nella primavera del 2023, certificano la prima fase del restauro e della re-illuminazione che ha riguardato abside e presbiterio, cui dovrebbero seguire (disponibilità di fondi permettendo) la fase dedicata alla navata centrale e a quelle laterali, al transetto, al portale d’ingresso. Un viaggio sulle impalcature, degno di un alpinista considerate l’altezza da terra e l’esiguità delle tavole di legno su cui si sono mossi per un anno e mezzo i restauratori, è letteralmente un viaggio nell’oro e nella luce, oro e luce che l’intervento ha da una parte messo in sicurezza (riaggrappando le tessere pericolanti alla parete), dall’altro comp0letamente liberato della patina di sporco grasso che si è accumulata nel corso degli anni. Un viaggio che culmina con un emozionante faccia-a-faccia con la maestosa figura (12 metri di altezza) del Cristo Pantocratore con la scritta in greco Pantocrator (l’Onnipotente) che dall’alto sembra scrutare ogni singolo angolo della basilica.

Il restauro e la nuova illuminazione della Cattedrale (che dal luglio 2015 fa parte del Patrimonio Unesco insieme alla Palermo arabo-normanna e alla cattedrale di Cefalù) hanno permesso di ritrovare tutti gli elementi di un apparato musivo irripetibile: la luce, l’oro, i colori (il Cristo raffigurato con indosso una tunica rossa a simboleggiare la regalità e un manto azzurro a indicarne l’umanità), ma anche i quadrati, i triangoli, i nastri, le stelle, le croci e gli intricati poligoni che fanno da raccordo tra gli episodi narrati.

“Più un tesoro come questa cattedrale di Monreale è in forma –spiega l’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi- più ci ricorda il fine di ogni cristiano, il Paradiso. E lo fa avvolgendo chi entra con una carezza d’oro e di luce”. D’altra parte, sono parole di don Gaglio, “nella bellezza della cattedrale e dei suoi mosaici sono incise la fede e la santità della vita cristiana”.

 

                   Stefano Bucci                   Nicola Gaglio